NOTE DI REGIA
AETERNUM nasce da un’urgenza semplice: capire dove, nella vita iperconnessa e tecnologica di oggi, sopravviva ancora l’interesse interiore dell’uomo verso le cose che durano nel tempo. Il film racconta un viaggio attraverso una struttura che rovescia il tempo: ogni giornata corrisponde a un Giorno della Creazione vissuto a ritroso. Man mano che la storia procede, gli elementi primordiali — luce, acque, terra, cielo — riemergono, liberati dal peso della tecnologia che li ha sepolti. Non è un gioco di stile: è un modo per restituire allo spettatore uno sguardo originario sul mondo, dove natura e cosmo tornano a essere luoghi di rivelazione. Questa architettura mette in dialogo diretto La Città di Dio di Sant’Agostino con la contemplazione orientale, costruendo un ponte tra due modi di intendere l’essere che il film mai smette di percorrere.
In questo senso, AETERNUM è la prima riscrittura cinematografica contemporanea de La Città di Dio — intesa come mappa simbolica dell’interiorità umana, in dialogo con Shambhala, la leggendaria ‘città di luce’ delle cosmologie orientali, simbolo di conoscenza e armonia universale. Da una parte la Città Terrena, dominata da un’intelligenza artificiale che rende tutto efficiente e tutti uguali; dall’altra la Città Interiore, dove si riaccendono memoria, coscienza e responsabilità verso l’altro. A tenere insieme questi due mondi è Tenzan, eremita giapponese e maestro di filosofie orientali: nel suo silenzio e nel suo rapporto con la montagna offre alla protagonista Aura una chiave che fonde dottrina occidentale e sensibilità orientale — uno dei cuori pulsanti del film.
L’intelligenza artificiale nel film non è un nemico da abbattere. È uno specchio: mostra quanto siamo vulnerabili quando perdiamo il contatto con la nostra interiorità. Lo affrontiamo in un momento storico segnato da guerre e precarietà diffusa e da un pianeta sempre più esausto, e la domanda che AETERNUM pone è tanto semplice quanto urgente: può esistere pace fuori, per l’uomo e per la Terra che lo ospita, senza prima trovarla dentro?
Il cammino di Aura, il suo studio, la sua trasformazione, diventano un gesto necessario per ritrovare un centro capace di irradiare qualcosa di nuovo.
Anche Marta, che sul set vive una parziale disabilità uditiva, incarna questa idea: isolata dal caos della città, diventa ricettiva alle frequenze invisibili della natura — a dimostrazione che è dall’ascolto autentico della propria fragilità che nasce una vera cultura della pace.
Visivamente, il film si muove dalla rigidità geometrica e fredda della città alla vastità della natura, fino all’ampiezza cosmica del cielo. Lungo questo percorso cresce anche l’ombra del male, che inizia a sovrapporsi al percorso del Primo Ministro, portando in scena un thriller metafisico che oppone l’oblio del potere alla luce della consapevolezza. Quella stessa ombra prende anche un volto molto concreto e attuale: dietro il potere politico si muove un fronte industriale che trivella la Terra in nome dell’efficienza — la stessa cecità interiore che il film denuncia nell’uomo, qui applicata, su scala planetaria, al corpo stesso del mondo. L’astronomo Elion apre invece la dimensione celeste non come semplice scenografia scientifica, ma come luogo di risonanza emotiva: le anomalie astronomiche registrate dal suo osservatorio dialogano direttamente col destino interiore di Aura — un entanglement che li lega senza che i due si siano mai incontrati prima di adesso.
Per raccontare questo viaggio, AETERNUM integra tecnologie all’avanguardia — il formato IMAX 17K, la virtual production, l’uso espressivo delle onde Theta — non come esibizione tecnica, ma come estensione della percezione cinematografica: strumenti pensati per amplificare l’esperienza sensoriale e restituire la complessità emotiva del cammino di Aura.
AETERNUM è, in definitiva, un film che interroga il presente da una prospettiva universale: un invito a fermarsi, ascoltare, contemplare e riconoscere, nel proprio cammino, un frammento di eternità.
— Jordan River